Lanterna magica su Quito
di Tamara Frigo - Sede di Quito JRS, SCU Ecuador 2024/2025
Sono davanti a questo foglio e penso a questo articolo, penso a cosa voglio lasciare nelle persone che leggeranno queste parole. Penso a come spiegherei l’esperienza che sto facendo alle persone mie care, e penso che vorrei metterci la stessa intensità.
E perché metterci questo impegno nello scrivere questo articolo?
Perché il concetto più importante che ho appreso finora dal servizio civile è che ogni piccolo gesto deve essere fatto con benevola intenzione ed impegno. Se impari a non agire nella superficialità e nel menefreghismo, ogni attimo della tua vita guadagnerà valore e varrà la pena di essere vissuto.
Un ruolo speciale, in questo mio nuovo modo di vedere il mondo, lo hanno proprio le parole. Ho appena concluso la lettura di un libro intitolato “i quattro accordi”. Un libro che riassume gli insegnamenti di vita della saggezza tolteca messicana.
Il libro si apre con la spiegazione del primo accordo, che sviluppa proprio il concetto della comunicazione. Riassumendo in qualche breve frase, il pensiero tolteca dice: sii impeccabile con la parola. La parola è il potere con cui creiamo, la parola è una forza, è il potere di esprimere e comunicare, di pensare e quindi di creare gli eventi della nostra vita. È come una spada a doppio taglio: se ci abbandoniamo all’ira, all’invidia, al timore, con le nostre parole inviamo veleno emozionale verso noi stessi e le altre persone. Se invece le nostre parole esprimono rispetto ed amore creeremo attorno a noi armonia e serenità.
Un’altra cosa che ho imparato è porre attenzione ai dettagli, quanto importante sia ricercare l’essenza delle cose per riuscire a vivere una vita ricca. Porre attenzione ai dettagli nel panorama, ai dettagli nelle persone, ai dettagli nelle situazioni. Grazie ai dettagli puoi comprendere molte cose, puoi approfondire lo stato d’animo di una persona, puoi sentire come stai all’interno di una situazione, puoi vedere un particolare che non avevi visto prima in un panorama a te famigliare, puoi comprendere nel profondo una cultura.
Ho pensato di trasmettervi la mia esperienza fatta finora proprio attraverso i dettagli, come una veloce carrellata di immagini e sensazioni. Avete presente la scena del cartone animato Tarzan quando lui prende in mano la lanterna magica e, proiettando le fotografie, viene travolto da tutte queste immagini del nuovo mondo, da tutte le sensazioni che emergono in lui vedendo le fotografie di cose a lui lontane sconosciute?
Nonostante con queste modalità di racconto non spiegherò nello specifico il mio ruolo nel servizio civile, credo possa essere più d’effetto sentire quest’esperienza raccontata attraverso lampi di immagini e sensazioni.
Il mio servizio civile è:
La dolcezza nel suono della voce dei bambini e delle bambine che chiamano il mio nome. Bambini, figli di famiglie colombiane costrette a scappare dal conflitto armato, dalle minacce, dalle estorsioni che vivono a casa loro.
Il suono di una lingua sola, lo spagnolo, che unisce tante culture e storie di Paesi così diversi tra loro. Vivo in Ecuador, più nello specifico a Quito, ma le giornate a lavoro le passo a contatto con persone colombiane e venezolane. Nella melodia e negli accenti di questi Paesi sento la diversità di storie, culture, situazioni politiche che costringono queste persone a scappare dalle loro case per cercare condizioni di vita più fortunate altrove.
I clacson delle troppe macchine che intasano le strade di Quito.
“Un dollar” le grida dei venditori ambulanti, dei numerosissimi venditori ambulanti che non trovano altro lavoro, e che riempiono le strade vendendo le loro merci, tutte ad un dollaro, quell’idealizzato dollaro che gli permette di tirare avanti giorno per giorno e di tirare un sospiro di sollievo perché al calar del sole sono riusciti a passare al di là di quella linea che definisce la soglia di povertà.
Gli allarmi delle case, delle macchine. Quegli allarmi che ormai ironicamente dico essere un suono che mi ricorda casa. Quegli allarmi che mi riportano alla mente quella macchina scassinata e derubata sotto casa mia poco dopo il mio arrivo. Quella scena che mi ha fatto capire che non ero più nella mia valle incantata del magico e tranquillo Trentino.
Il mio servizio civile è:
L’abbraccio denso di gratitudine di tutte quelle donne ospiti della casa di accoglienza. Madri e mogli di famiglie che da un giorno all’altro sono costrette a scappare dalla loro casa. Costrette ad abbandonare parenti, amici e con le poche cose che riescono a gettare alla rinfusa in una valigia, uscire di casa e non voltarsi indietro, consce che la vita che avevano costruito fino a quel giorno, quei profumi, quei rumori, quelle abitudini, non le rivivranno mai più.
Le piccole mani alzate dei bambini che aspettano un “cinque”. Bambini con storie di vita spesso complesse e violente che in noi trovano un posto sicuro in cui riescono a sentirsi ascoltati e supportati.
Il mio servizio civile è:
Il buio cadenzato a ore nei vari quartieri della città e in tutto il Paese. La siccità che sta attraversando il Stato, unita ad una mancanza di manutenzione delle centrali idroelettriche e ad altre moltitudini di fattori, sta mettendo in ginocchio la popolazione, costretta a sopportare tagli dell’energia elettrica fino a 14 ore al giorno. Situazione che oramai va avanti da mesi e che comporta lo stremo delle possibilità finanziare per tanti ecuadoriani.
Il colore della pelle delle diverse carnagioni. Quando ti addentri nella cultura dell’Ecuador non puoi non accorgerti di quanta storia c’è scritta sul volto delle persone. Ti accorgi delle loro radici, delle loro discendenze. Inizi ad interagire con la realtà che ha lasciato la storia, la tratta degli schiavi e il suprematismo bianco. Ti accorgi delle violenze e della lotta dei popoli per mantenere in vita le proprie culture.
Il mio servizio civile è:
Maduro con queso, empanadas, bolones, culantro. Tutti i sapori nuovi e la cultura culinaria che ho trovato in Ecuador. È l’arroz con leche che, una signora ospite della casa di accoglienza, ci ha preparato come colazione una mattina come segno di gratitudine dell’umanità che mettiamo nel nostro lavoro che tutti i giorni svolgiamo con il sorriso.
Il mio servizio civile è:
Il profumo dell’eucalipto mentre passeggi nei boschi attorno a Quito. Profumo inebriante, rilassante che poi scopri non essere endemico bensì importato in Ecuador nel 1800 e che ora risulta essere un danno per la natura della zona visto l’alto rischio di incendi.
L’aria intrisa di inquinamento delle nuvole nere degli scarichi tossici dei bus urbani in mezzo alle montagne a 2.900 metri sul livello del mare.
L’odore del fumo degli incendi dolosi che hanno devastato i boschi dell’Ecuador. Odore che arriva direttamente al cervello più che ai polmoni.
Io da questo anno di Servizio sto imparando tanto, sto conoscendo un mondo di persone pronte a combattere e difendere il loro Paese nonostante lo sfruttamento e la presa in giro da parte dei governi. Sto imparando quanta fortuna abbiamo in generale noi a nascere in un lato di mondo in cui ti puoi lamentare perché ti aumentano il prezzo dello skipass per l’innalzamento del costo della neve artificiale dovuto alle mancate precipitazioni quando, dall’altra parte del mondo, per lo stesso problema, la gente non ha acqua e luce per 12 ore al giorno da mesi. Sto imparando quanto il colonialismo e lo schiavismo non si siano estinti anzi, abbiano solo rubato il mantello dell’invisibilità di Harry Potter per poter continuare ad operare indisturbati e quanto il capitalismo in alcuni lati di mondo si possa invece vedere benissimo alla luce del sole e sia sotto gli occhi di tutti, in tutta la sua oscenità e distruzione. La deforestazione dell’Amazonia e la moria delle popolazioni indigene dovuta all’inquinamento dei fiumi, loro fonte di sostentamento. La spietatezza delle compagnie petrolifere che devastano e costruiscono strade in zone in cui non potrebbero ed un popolo che con la misera forza della parola prova a contrastare questi mostri di inumanità trainati dai soldi.
Per questo da quando vivo in Ecuador mi piace soffermarmi sui dettagli e approfondire ogni cosa che sento e vedo perché qui ogni giorno che esci di casa e osservi il mondo sembra di poter disquisire con Orwell e Huxley e fare scommesse e valutazioni sul futuro del mondo.


