Il servizio civile a Tena con INBAR
di Pietro Branzaglia - Sede di Tena INBAR, SCU Ecuador 2024/2025
La mia esperienza di servizio civile si svolge presso l’organismo intergovernamentale chiamato INBAR ovvero la Rete Internazionale del Bambù e del Rattan.
Si tratta di una associazione che si occupa di promuovere le pratiche sostenibili legate alla coltivazione, produzione e costruzione con il bambù nel nostro caso. La nostra sede di servizio è Tena, nell’amazzonia ecuatoriana. Io e Leonardo, mio compagno SCU abbiamo svolto il nostro servizio per un breve periodo a Quito, lavorando nell’ufficio centrale dell’organizzazione che si trova dentro al ministero dell’agricoltura. Nonostante abbia faticato molto nell’adattarmi a vivere in una metropoli ed a lavorare al computer, è stata una esperienza antropologicamente molto interessante.
Mi ha incuriosito molto vedere come le persone interagissero all’interno del ministero, ascoltare i discorsi negli ascensori affollati, partecipare alle feste davanti al palazzo con musiche e balli incredibili. Il meglio è stato però costruire delle amicizie forti con le persone che popolavano quel grigio edificio (un estetica piuttosto brutalista), tra le quali vorrei ricordare Willi: il mitico giardiniere e tuttofare del ministero, con il quale abbiamo un sincero rapporto e quando passiamo da Quito lo andiamo a trovare per mangiarci un encebollado.
I nostri responsabili, i due Pablo, sono persone molto in gamba sia professionalmente che umanamente. Si può avere un dialogo onesto e hanno molta considerazione delle volontarie e volontari che vengono ad aiutarli. Ci hanno affidato compiti in base al nostro curriculum o ai nostri interessi: ad esempio, venendo da una laurea in antropologia, mi hanno chiesto di fare una ricerca sugli usi ancestrali di una specie di bambù molto presente in amazzonia, la guadua. Al mio compagno, Leo, hanno chiesto di curare la gestione dei dati e di migliorare il loro metodo di raccolta e visualizzazione dei dati. Noi abbiamo sempre cercato di aiutarci e fare squadra in modo da supportarsi e apprendere dagli ambiti dell’altro. Mentre scrivo stiamo a Tena, portando avanti questi due lavori.
La parentesi di Quito è stata molto bella e stimolante, anche dal lato umano. La città è molto vivace e attiva. Certamente bisogna stare attenti e attente a girare in alcune zone o a certe ore della notte. La verità è che c’è molto securitarismo nella retorica dello stato e molto allarmismo nel parlare di Ecuador fuori dal paese. Certamente non è come vivere nella mia cittadina in Romagna però nemmeno è apocalittico. Bisogna semplicemente vivere nei ritmi, quindi prima di tutto informarsi. Conoscere parchi o altri luoghi che si possono frequentare tranquillamente ed avere l’onestà di capire che alle volte è meglio salire su un Uber.
La gente è davvero il meglio: montagne e foresta per ora ho vissuto grande ospitalità da parte di ogni contesto che ho avuto il piacere di conoscere.
Tena è invece una città più piccola, circa 30.000 abitanti, molto tranquilla e con una tempistica di vita molto rilassata. E’ una realtà molto interessante e unica nel suo genere. Innanzitutto si tratta di una città che molto giovane che ha meno di un secolo di storia come cittadina. Nasce dalla fusione di due comunità che vivevano una da un lato e una dall’altro del fiume Tena che taglia in due la città. Attorno alla città vivono diverse comunità delle varie nazionalità indigene dell’Ecuador. Oltre poter osservare e interagire con persone che hanno uno stile di vita per alcune caratteristiche lontano dal nostro è curioso vedere come questi mondi interagiscono con quello cittadino donandoci l’esperienze di una piccola città con ritmi e caratteristiche molto diverse da quelle sperimentate in altre situazioni. E’ una città dove mi sento molto sicuro e rilassato. Certamente c’è una questione da prendere in analisi. Quando vivevo a Quito ho stretto molte amicizie che coltivo ed a cui tengo molto. A Tena tutto questo è un po’ più difficile considerando che la gente spesso si sposa o mette alla luce figli molto presto. Però attenzione, questo mi sta aiutando a scardinare il mio paradigma relazionale. Ovvero ora sono amico di una sarta, di un artigiana, di alcuni membri di una comunità. Non sono lontanamente miei coetanei ne abbiamo passati simili. Si tratta però di bellissime relazioni che portano con sé tanti insegnamenti e emozioni.


