Il richiamo della foresta
di Alessandro Basta - Sede di El Coca, SCU Ecuador 2024/2025
Scrivo queste righe con la consapevolezza che non riusciranno a restituire appieno l’esperienza così ricca e complessa che sto vivendo in Ecuador. Ogni giorno, immerso nella realtà dell’Amazzonia, è una lezione, un incontro, una scoperta, non solo del mondo, ma anche di me stesso.
Penso spesso che questa esperienza affondi le sue radici in un percorso iniziato quando ero bambino, nei momenti in cui mi perdevo nelle letture avventurose o restavo estasiato davanti alla natura. Quei sogni di avventure in terre lontane sono diventati il fondamento di un desiderio più profondo di scoprire e comprendere il mondo. Con il tempo, a questa curiosità si è aggiunta una crescente consapevolezza civica, sentendo il bisogno di fare la mia parte per il benessere degli altri e per la salvaguardia del pianeta. Sono felice, oggi, di ritrovarmi in Ecuador, impegnato in progetti che mirano alla difesa dell’ambiente e allo sviluppo delle comunità locali.
Ho cominciato a scoprire la realtà storica, politica, sociale ed economica dell’Amazzonia ecuadoriana durante gli anni universitari. In seguito, la mia esperienza nel campo della responsabilità sociale d’impresa e l’interesse per gli impatti ambientali, sociali ed economici generati dal modello di produzione e consumo dominante nella nostra società, mi hanno spinto ad approfondire tematiche come la sostenibilità, la giustizia sociale e la protezione dell’ambiente. Questi studi e riflessioni mi hanno portato a esplorare come le politiche economiche globali e le dinamiche di potere e di mercato influenzino le comunità locali e gli ecosistemi, in particolare quelli più vulnerabili come quelli dell’Amazzonia, spingendomi a voler dare il mio contributo direttamente sul campo.
La scelta di dedicarmi all’Amazzonia ecuadoriana è quindi stata per me una tappa naturale di questo percorso. L’Amazzonia mi ha chiamato, come una sirena, con la sua bellezza e il suo mistero, con la sua natura lussureggiante che riesce a sorprendere in ogni dettaglio. Essere qui, immerso in questo ecosistema straordinario, e poter contribuire a migliorare la vita di comunità che hanno spesso pagato il prezzo del “progresso” dà un senso profondo al mio impegno.
In questi mesi, mi sono ritrovato in un contesto che avevo studiato sui libri, ma che mai avrei immaginato di vivere concretamente. Un contesto che ha preso forma davanti a me, dove i temi su cui avevo tanto riflettuto sono diventati parte della mia quotidianità. Mi sono trovato su una linea di confine che evidenzia molte delle contraddizioni della nostra epoca. Qui, lo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali e la contaminazione ambientale si scontrano, si intrecciano e a volte si fondono con una natura lussureggiante, fitta e spesso incontaminata. Questo è un vero e proprio territorio di frontiera, dove la bellezza e la ricchezza del mondo naturale coesistono con la devastazione: in mezzo alla foresta, insieme al verso degli uccelli, si ode spesso il rombo delle pompe nei pozzi di petrolio; tra gli alberi, a volte, si vedono le fiamme dei mecheros, che bruciano senza sosta; gli oleodotti si snodano come interminabili guardrail ai bordi della strada; nei fiumi, così larghi e maestosi, scorre acqua contaminata e non potabile, e spesso non scorre nemmeno tanta acqua, a causa delle secche che il cambiamento climatico ha portato, riducendo il flusso e rendendo ancora più difficile l’accesso a risorse vitali.
In questo contesto, le lotte per i diritti e per la giustizia sociale si scontrano con un sistema economico che fa leva sulla povertà, sulla marginalità e sul bisogno. È un territorio di confine che non ammette risposte facili. Essere qui e far parte di questo processo suscita in me una profonda emozione, ma comporta anche una grande responsabilità.
Lavorare in una delle regioni più difficili e vulnerabili del pianeta mi ha consentito di navigare tra la complessità di interessi contrastanti, ispirando soluzioni innovative e imparando a valorizzare anche successi che, pur sembrando marginali, gettano le basi per cambiamenti futuri.
Non posso fare a meno di sentire una profonda gratitudine per ciò che sto vivendo. L’esperienza del Servizio Civile in Ecuador mi sta offrendo l’opportunità di conoscere, incontrare persone stimolanti, emozionarmi, scoprire nuovi luoghi, imparare una nuova lingua, esplorare culture diverse, assaporare piatti locali e mettermi alla prova (sì, anche di sudare parecchio…l’Amazzonia è davvero calda!).
Dal punto di vista professionale, questa esperienza mi sta arricchendo sia nel lavoro a stretto contatto con i beneficiari dei progetti, sia in ambito amministrativo, dove si gettano le fondamenta per il successo delle iniziative.
Nonostante le difficoltà e le frustrazioni che talvolta emergono, ogni giorno che trascorro qui mi regala qualcosa di nuovo. Mi fa sentire che sto facendo la mia parte e che sono nel posto giusto. Sebbene non possa cambiare il mondo intero, sono convinto che ogni piccola azione possa contribuire a costruire un futuro più sostenibile per questa terra e, forse, per l’intero pianeta.


