Il mio servizio civile – Uno scorcio tra le Ande

di Martina - Sede di Loja, SCU Ecuador 2024/2025

Mi sveglio un giorno a Loja catapultata in una nuova realtà. Non conosco niente e nessuno, riconosco solo i miei compagni di viaggio con cui ho passato insieme i primi giorni di servizio. Anche la lingua di questo paese mi è sconosciuta. Mi rendo conto di essere arrivata davvero dall’altra parte dell’oceano, e anche un po’ più in là.

Prime sensazioni: WOW.

Esco di casa e inizio a percorrere la strada, vedo un paesaggio mozzafiato, con una cittadina a 2100 m immersa nel verde di quelle che sembrerebbero colline, a vederla così non si direbbe essere tanto grande ma ci sono comunque 200 mila abitanti. A sormontare le montagne ci sono le pale del parque eolico (uno dei pochi del paese) che fanno da contorno alla città.

Continuo a camminare e raggiungo il mercato: una vetrina di gente, profumi e colori di frutta che neanche dopo tre mesi riesco a ricordare come si chiama. C’è tanta vita. Le persone si intrecciano e si spostano per cercare di raggiungere i banconi dove poter comprare, in una zona più riservata ci sono dei tavolini accanto a dei fornelli, così chi è affamato può sedersi e ordinare qualcosa cucinato al momento, l’unica preoccupazione è quella di fare attenzione a non distrarmi per evitare che arrivi qualcuno a rubarmi le cose.

Arrivo in ufficio, la comunicazione con i colleghi è molto difficile all’inizio, ma pian piano riusciamo a capirci e i momenti del cafecito (una pausa caffè che può durare anche un’ora, dipende dall’umore della giornata) diventano più stimolanti e arricchenti: ci scambiamo consigli, racconti di vita passata e ci facciamo due risate. Trovo un po’ noiosa la parte di ufficio perché sono partita con l’idea di vivere di più all’aria aperta, ma io e i miei compañeros di viaggio ci diamo comunque da fare per renderci utili.

Finalmente arriva l’opportunità di impegnarmi in quello che davvero mi interessava fare, o qualcosa di simile: vado a lavorare al campo con uno dei tecnici dell’ufficio. Il progetto che seguo prevede la realizzazione di un impianto idraulico per portare l’acqua potabile in un paesino del cantone Puyango: El Limo. All’inizio è stato davvero difficile. Abituarsi alla sveglia all’alba e alla colazione consistente sono stati una vera sfida, quasi quanto cercare di aiutare i lavoratori senza capire quali fossero le richieste ma solo leggendo le loro espressioni facciali. Ogni giorno mi ripetevo che separarmi dai miei romani (i due civilisti partiti con me), quindi obbligarmi a parlare spagnolo con nuove persone, sopportare la fatica fisica del lavoro pesante e della doccia ghiacciata, mi avrebbero in qualche modo aiutato a integrarmi e sentirmi meglio, e così è stato. Nel paesino sono tutti davvero accoglienti, sono stata a mangiare già in casa di più persone, camminando per strada tutti salutano e mi chiamano per nome, guai rifiutare la proposta di sedersi per riposare un attimo o un’offerta di cibo perché non si fa. Anche il paesaggio è caloroso qui: le montagne hanno un profilo morbido e all’orizzonte si vedono le vette peruviane; i colori spaziano dal rosso mattone della terra arida al verde sgargiante delle palme e di cespugli erbacei dalle foglie taglienti. Ogni tanto si formano delle nuvole più basse (questo per la corrente portata dall’oceano) che ricoprono tutto ciò che si trova sotto la nostra vista creando un mare blanco come dicono loro. A spezzare il silenzio e la tranquillità si alzano degli urli gutturali e inquietanti, sono le scimmie che popolano la giungla, sono grandi e diffidenti, e decisamente territoriali. Non sono le uniche ad abitare tra questa vegetazione fittissima, infatti, ci sono una quantità di animali (pericolosi e non) impressionante, a partire dagli insetti, ragni, serpenti, piccoli e un po’ meno piccoli roditori, fino agli uccelli, tra cui i colibrì. La vegetazione e avvolgente e quando ci passiamo in mezzo per lavorare si sente tutta l’umidità e la freschezza trattenuta dalle chiome che fanno da velo contro i raggi caldi del sole. Un piccolo paradiso che con la sua tranquillità riesce a ridare il respiro anche a chi è più affaticato e con la sua vita lenta ci permette di rivalorizzare alcuni aspetti importanti dell’essenza umana che nel nostro mondo frenetico tendiamo a dimenticare.