Il mio Servizio Civile: corazón abierto, siempre.

di Lorenzo Piazzi - Sede di Ibarra FCC, SCU Ecuador 2024/2025

Nel pensare ad approcciarmi a questo articolo, la prima cosa che la mia mente va a pensare è che in futuro queste parole saranno lette da numerose persone

Subito in me si innesca un senso di responsabilità non indifferente, perché la comunicazione è alla base delle nostre vite, va curata, gestita, protetta e coscientemente articolata, in qualsiasi ambito in cui la si applica.

Parlo di responsabilità anche perché è il fattore che principalmente mi ha portato ad avvicinarmi e ad affrontare questo impegno di Servizio Civile Universale all’estero, in Ecuador, e che da sempre pongo alla base di ogni mia azione.

La responsabilità verso la mia persona interiore e nei confronti di ciò che mi circonda, come abitante nel mondo e come individuo che interagisce con altri individui e che ha un impatto sulla mia vita e su tante altre vite. Un progetto, una missione che mai nella mia adolescenza ha incrociato la mia esistenza. Un pò per l’andamento della mia vita, un pò per il luogo remoto dove sono nato. Mi chiamo Lorenzo e ho 28 anni. Già, 28 anni, al limite di quel requisito di età che lo Stato Italiano richiede per entrare a far parte di questo progetto. Da questa premessa e da questo mio personale punto di vista vi voglio raccontare come questo Servizio mi sta cambiando la vita, dandomi un’opportunità, avvicinandomi a cuore aperto a questa iniziativa e alle persone, così forte e impattante e che con altrettanta determinazione ha cambiato la mia persona, sbloccando la mia vera natura, i miei ideali e valori, la mia voglia di combattere e di fare tanto per gli altri.

Perché non importa con quale forza e consistenza lo si fa, ma è tramite la cura e l’amore del prossimo e di noi stessi che avviene il cambiamento. Con tanta responsabilità voglio parlare a quel me giovane immerso nella frenesia del mondo e del materialismo che ruba molti giovani. Immagino di parlare al me adolescente e allo stesso tempo ad altrettanti ragazzi in fase di sviluppo, in cerca di stimoli e nuove opportunità, sblocchi interiori e obiettivi.

Arrivare da civilisti in un nuovo paese come l’Ecuador, in quel Sud America che porta con se una ricchezza di culture importantissima e allo stesso tempo delle ferite significative, un tessuto sociale che se pur oppresso da problemi politici, economici e sociali, da influenze occidentali tossiche, da uno scorrere del tempo che viene percepito in maniera differente rispetto al nostro mondo occidentale fatto di velocità e competizione, sa essere ancora autentico e sorridente, unito dalla collaborazione e legato alla forza della sua terra e alle sue origini. Lo sfruttamento delle risorse naturali e delle persone, la paradossale povertà e rassegnazione delle persone che in forma del tutto naturale generano un forte senso di solidarietà che si manifesta con forza in condizioni di bisogno e necessità.

Nel pratico dell’operato di noi volontari nel progetto “Una casa per tutti”, il monitorare costantemente bambini, bambine, adolescenti e genitori esposti a condizioni di emarginazione, negligenza, esclusione, episodi di violenza e scarsa sicurezza alimentare mi ha fatto realizzare molto, con un dolore costruttivo ha illuminato la mia persona portandola su di un piano di riflessione tutto nuovo e molto intenso.

La svolta interpersonale della mia vita, la consapevolezza di essere una di quelle tante persone fortunate ad essere nate nella parte del mondo dove “si sta bene”. Sentirsi per la prima volta come “il diverso”, come quello da guardare. Sentirsi il privilegiato di fronte a chi quotidianamente lotta per la propria vita e per la propria famiglia. Quel sentirsi di fronte al mondo e sentirlo fino in fondo. Con il sorriso, con un obiettivo, con sentimenti, determinazione, iniziativa e tanta curiosità. Arrivando dal mio bel paesino fatto di benessere e ricchezza materiale, dove il sistema di vita è ben oleato e apparentemente funzionante, ho imparato che nulla può arrivare subito. Ho imparato la pazienza. Ho capito a fondo osservandomi, analizzandomi costantemente giorno dopo giorno che per quanta rabbia si possa provare per le ingiustizie che sempre più intensamente proliferano all’interno di un’umanità fragile e scomposta, non si può curare nell’immediato il dolore di questo mondo. Ho imparato che stiamo aiutando una grande realtà, con i nostri piccoli gesti, con le nostre emozioni e con la nostra presenza.

Ho capito che avere un proprio centro interiore, uno schema emotivo personale e ben strutturato è fondamentale per poi agire nel pratico e capire come veicolare le proprie energie e attenzioni verso le altre persone. Parlo di energie perché alla Fundación Cristo de la Calle io come i miei compagni di Servizio, siamo costantemente a contatto con la vita fragile di numerosi bambini che non hanno scelto dove nascere. I bambini, le radici dell’umanità. Energia pura. Un’avventura ed un impegno che mi hanno accompagnato in un grande percorso di miglioramento umano e spirituale.

Un riposizionamento etico e morale, interiore e sociale molto forte. Ripenso al mio primo giorno di lavoro presso la Fundación e allo stesso tempo ascolto la mia mente ed il mio corpo. Realizzo la mia progressiva evoluzione avvenuta grazie allo stacco netto dalla mia solita realtà, dalla zona di comfort in cui spesso ci si trova cadere, alla connessione che ho avuto con nuove dinamiche sociali e culture, con nuove realtà e persone, dai miei compagni volontari ai colleghi di lavoro, da chi coordina le nostre attvità a chi è al centro delle nostre attività e obiettivi quotidiani.

La sensibilità e l’umanità che stanno veicolato ogni giorno di Servizio e che ora mi rendono fiero di scrivere con tanta libertà e sentimento questo testo. Perché l’umanità è alla base delle nostre vite anche se un mondo debole e sempre più avido ne sente costantemente il suo impoverimento e progressiva perdita. La pace come metodo di risoluzione, l’amore come arma. Alzarsi al mattino e pensare di svolgere il proprio lavoro con amore e affetto, dare valore al nostro Servizio Civile con pensieri rivoluzionari, chiari, altruisti e positivi, pensare a come addentrarsi in maniera tenue in una nuova cultura per non impattarla ma bensì rispettarla e sostenerla, il migliorare la vita di persone con le proprie emozioni e condividendo le proprie capacità. Il nostro intervento è un primo piccolo passo per un obiettivo collettivo futuro molto più grande.

Migliorare questo mondo e migliorare le condizioni di chi lo abita, con la nostra presenza, con la nostra determinazione, con la decisione di fare delle scelte, di fare parte di una grande comunità, un gruppo solido che come obiettivo ha la ricerca della pace fra i popoli. Questo mio Servizio Civile rappresenta la svolta della mia vita, la bussole delle mie emozioni, l’indicatore delle mie sensazioni e azioni che ora hanno capito dove hanno da dirigersi. Un’esperienza unica che sta arricchendo la mia anima e che sta modellando la mia esistenza. Un percorso di crescita personale e professionale.

Sto capito da questo periodo in Sud America dove voglio direzionare le mie energie e capacità in futuro. Ho capito la mia persona e ho compreso la sua posizione. Rivedo ciò che ero e ciò che sono e non ho più intenzione di dedicare tutte le mie forze totalmente a me Lorenzo, come ragazzo che vive la sua vita per un successo prettamente personale, non voglio più alimentare una società distorta che induce all’individualismo e alla costante ricerca del successo e all’eccellenza nelle azioni, che spinge alla bellezza esteriore e alla ricchezza. Voglio vivere un’esistenza consapevole fatta di coscienza critica. Voglio riempire la mia giornata e quella di tante altre persone di tanti gesti con o senza senso ma sempre, in qualsiasi caso pieni zeppi di amore e solidarietà.

Ciò che ho imparato vivendo un nuovo paese pieno di stimoli, energie ed umanità fra le persone è che il bene porta sempre ad altro bene. Nei piccoli dettagli, negli obiettivi più grandi. Io sono convinto che lo scopo della vita sia amare.

Ho deciso di amare ogni giorno il sole quando mi alzo al mattino presto e lo guardo.
Ho deciso di amare le mie radici, che ho imparato sottrarle dal veleno.
Ho deciso di amare la mia famiglia, il bene più prezioso della vita.
Ho deciso di amare le persone che saluto lungo il mio percorso giornaliero.
Ho deciso di amare il mio lavoro e voglio amare come faccio il mio lavoro.
Ho deciso di amare la persona che tanto stimo. Ho deciso di improntare la mia vita sul dare amore.
Ho deciso di vivere la mia vita con il cuore aperto, predisposto e sorridente a ricevere le persone per farle sentire a pieno il mio amore.

Voglio continuare ad avere speranza per questo povero mondo che soffre costantemente, perché i bambini ed i ragazzi con la quale stò lavorando e che poco possiedono nelle loro vite, mi hanno fatto tornare la forze e le energie per credere. Voglio assistere e contribuire alla visione di un mondo, forse utopica, dove l’amore e la pace rappresentano i principi fondamentali dell’esistenza. Sento e farò di tutto dal mio profondo perché la rivoluzione avvenga tramite l’amore.
Grazie Ecuador, grazie Ibarra, grazie Fundación Cristo de la Calle.