Il mio mondo si rialza con il sorriso di un bambino
di Costanza Martellucci - Sede di Ibarra FCC, SCU Ecuador 2024/2025
Il 5 luglio 2024 con due valigie molto confuse, un mix di paura e curiosità e un passaporto ancora povero di timbri sono partita, letteralmente, per l’altra parte del mondo, per l’Ecuador, più precisamente per Ibarra, una città che si erge nel nord della cordigliera delle Ande. Per
comprendere il mio arrivo nel paese dei Colibrì e delle Empanadas è necessario fare un passo indietro, più o meno a Dicembre 2023, alla pubblicazione del bando per il Servizio Civile Universale e all’elenco dei meravigliosi progetti che hanno luogo in diverse parti del Mondo e che si differenziano in variegati ambiti. Quell’elenco è stata la mia principale lettura per settimane prima di arrivare a scegliere di candidarmi per il progetto di cui adesso sono parte e a cui mi dedico per un anno della mia vita. Il mio percorso e il mio arrivo al servizio civile forse è un po’ anomalo rispetto a quello di tanti altri, perché appena uscita dall’Università ho iniziato a lavorare nel settore
Profit, precisamente in una multinazionale, dove avevo di fronte a me una buona prospettiva di crescita all’interno dell’azienda, che però era accompagnata da un perenne senso di
inadeguatezza e dall’impressione costante di non aver trovato il mio posto nel mondo. E’ stata proprio questa sensazione che mi ha spinta a cercare di prendere una strada diversa da quella in cui mi trovavo. Il bisogno di lasciare qualcosa di buono in questo mondo si è concretizzato quando ho scoperto la possibilità di svolgere un anno di servizio civile e il progetto “Una casa per tutti- Accoglienza per Minori e Migranti” che fa parte del Programma di Intervento “2023 Inclusione, educazione e sviluppo rurale in Sudamerica”.
Nello specifico mi trovo nella sede di Ibarra nella “Fundacion Cristo de la Calle”, l’ente locale dove svolgiamo il servizio, si tratta di un’associazione che accoglie minori e supporta famiglie che vivono situazioni di conflitto, violenza, disagio economico e sociale e vulnerabilità psicologica. La Fondazione gestisce tre case famiglia dove sono accolti circa dai 10 ai 15 minori in ciascuna struttura, qui vivono bambini, bambine e adolescenti che hanno una “medida judicial” e che, di conseguenza, non possono vivere nelle loro famiglie biologiche per differenti ragioni. Quello che facciamo noi, in questo caso, è lavorare all’interno della casa famiglia e supportare le educatrici della struttura in tutte le attività quotidiane. La giornata passa velocemente accompagnando i bambini a scuola, pulendo la casa e preparando il pranzo, andando a riprendere ciascuno dalla propria scuola, aiutando i piccoli a svolgere i compiti e accompagnandoli nelle loro attività quotidiane, come sport o corsi pomeridiani. Non mancano, poi, momenti di gioco tutti insieme, film condivisi, uscite per mangiarsi un gelato o semplicemente per godersi una bella passeggiata per la
città. I miei primi due mesi sono stati trascorsi così nella casa famiglia di Yuyucocha non di certo senza difficoltà, poiché all’arrivo non conoscevo la lingua spagnola e relazionarmi con i bambini non è stato per niente semplice, ci è voluto del tempo, molta pazienza e anche un pizzico di testardaggine nel farsi accettare e nel farsi voler bene, ma posso senza dubbio dire che di tutto questo ne è valsa assolutamente la pena e posso anche affermare con certezza che quello che i bambini hanno dato a me è molto di più in termini di valore di quello che io ho dato a loro.
Per i due mesi successivi invece ho sperimentato l’altro grande progetto dell’associazione “Apoyo y Custodia” dove con un’equipe tecnica si va a dare un supporto costante psico-sociale con visite domiciliare e corsi di apprendimento e potenziamento delle capacità genitoriali alle famiglie in cui sono presenti minori che potenzialmente potrebbero subire violazioni dei diritti. In questo caso ho potuto vedere con i miei occhi il lavoro che viene svolto affinché un bambino non venga istituzionalizzato e quello che, quindi, succede solitamente nel periodo precedente all’arrivo del bambino in casa famiglia. I due mesi trascorsi ad Apoyo sono stati fortemente interessanti e professionalizzanti, mi hanno permesso di interfacciarmi con organi giudiziali e ministeri e mi hanno permesso di entrare nelle case delle famiglie, immergendomi a pieno nella loro cultura e respirando i loro usi e costumi.
Raccontando del mio servizio civile non posso non parlare dei miei 6 compagni di avventura,
Leonardo, Cecilia, Elisabetta, Linda, Giada e Lorenzo, la mia famiglia ecuadoriana, con cui ormai da inizio dell’esperienza condivido tutto, soddisfazioni, felicità, dubbi e difficoltà. Il servizio civile è anche questo, ritrovarsi con sconosciuti in un altro continente e diventare amici e compagni di questa magica impresa.
Così sono passati già i miei primi 5 mesi di servizio civile e iniziando a tirare le somme e a fare un bilancio generale quello che posso affermare con certezza è che la scelta di partire, di lasciare tutto e di vivere questa folle avventura è la scelta migliore della mia vita e che i bambini e le persone che ho incontrato fino ad adesso sono state il regalo più bello e prezioso che potessi ricevere.
Da adesso mi restano da svolgere altri 7 mesi di servizio civile in questo Paese meraviglioso, dove tutto è una lenta e intensa scoperta, dove le persone riescono a toccare le corde più profonde dell’anima e dove il vero viaggio è quello dentro di te e io sto facendo il viaggio più bello del mondo!!

